Alla R.T.O. di Lunedì 12 Gennaio u.s. è stato graditissimo ospite e protagonista il Presidente regionale degli Arbitri toscani Matteo Trefoloni, accompagnato per l’occasione dal vice presidente Vittorio Bini.

La riunione è iniziata proprio con l’intervento del vice presidente Bini che ha trattato argomenti come la compilazione del referto di gara, momento importante tanto quanto la gara stessa, in cui andrebbero curate al millesimo le parole scritte perché con poco cambia il significato ed il valore di ciò che vogliamo dire: la concentrazione secondo Vittorio deve essere massima fino alla fine della compilazione del referto, quella concentrazione che si ha a partire da quando si scende sul terreno di gioco, quando dobbiamo provare sentimenti di responsabilità perché l’esito della gara e il comportamento dei calciatori e del pubblico possono dipendere dalle nostre decisioni, ma anche timore controllato utile per poter fare una prestazione all’altezza. “Fin dall’inizio del riscaldamento” – ha continuato Vittorio – “guardiamo dove sono le tifoserie, le panchine, l’inclinazione del sole e l’effetto che fa sul campo, l’inclinazione del terreno stesso e come si vedono le linee, e si prende confidenza con i rumori e i suoni dello stadio”: insieme alla concentrazione l’arbitro dovrebbe avere anche un pensiero positivo essendo fiducioso ed ottimista, e sentirsi capace di affrontare tutte le difficoltà a cui andrà incontro senza aver timore di fallire. È molto difficile raggiungere qualcosa soprattutto avendo paura di farlo, e per questo l’arbitro deve avere un continuo dialogo interno con se stesso, orientato a cancellare le paure ed avere il coraggio di superare tutto: gli ostacoli ci sono sempre e sono ben visibili anche quando si ha lo sguardo puntato verso l’obiettivo, ma bisogna avere il coraggio di superarli, ed il coraggio non è un dono o una dote naturale, ma è un’attitudine che si sviluppa e si migliora; è la capacità di agire lucidamente in situazioni che comportano rischio. Vittorio ha concluso dicendo: “È difficile raggiungere obiettivi che ci prefissiamo, ma è molto peggio non provarci. Vi auguro di raggiungere il successo, ma il successo non deve essere una meta, bensì il viaggio per raggiungere la meta”.

Trefoloni ha iniziato il suo intervento mostrando un divertente video costruito proprio da lui e altri collaboratori con vena autoironica e leggerezza per mostrare il grande lavoro che fa la commissione e che regge in piedi la struttura di questo CRA da ben 3 anni e mezzo ormai.

Matteo ha parlato di approccio alla gara alla platea numerosissima per la speciale occasione, spiegando che non c’è mai una seconda possibilità per fare una prima impressione: l’arbitro quando si presenta in uno stadio si trova davanti a persone che vede per la prima volta nella vita e la prima impressione che fa è fondamentale perché se sbaglia approccio, se risulta arrogante, aggressivo, o se in campo non applica il regolamento, non avrà altro modo per cancellare e riprovarci.

Matteo ha continuato descrivendo le caratteristiche di un Arbitro: un Arbitro è un giudice, una persona che rappresenta una federazione, è un modello di comportamento, deve essere un istruttore perché deve essere capace di spiegare e insegnare il regolamento, è un manager perché programma e organizza e risolve problemi e scende in campo per produrre un risultato, è un leader perché è un riferimento per gli altri e influenza i cambiamenti degli eventi e riesce a costruire un gruppo (la terna) riuscendo a comunicare con loro e prendere delle decisioni e assumersi responsabilità. L’arbitro è una persona che con un semplice movimento del dito può decretare un calcio di rigore. Viene identificato come una persona di potere, il potere che ha nel fischietto e nei cartellini, un potere dato al ruolo e l’autorità che ha: a lui viene associata una responsabilità data dai doveri che il suo ruolo gli conferisce. L’arbitro viene giudicato fin dal momento che scende dalla propria auto per entrare al campo, perché ancor prima che inizi la gara i dirigenti e il pubblico cercano di capire che atteggiamento potranno tenere con quell’arbitro, ancor prima che abbia fischiato l’inizio della gara. Ha spiegato Matteo infatti che il successo si costruisce con la credibilità e che la credibilità a sua volta la si costruisce con ogni gesto: se un arbitro arbitra bene in un campo fischiando il giusto rigore, ammonendo nel modo corretto, dimostrando carattere, equilibrio e personalità, ed uscendo dal campo tutti riconoscono in lui credibilità, la volta che tornerà su quel campo la sua credibilità non sarà dovuta al potere dei cartellini, ma dal fatto che si è costruito la credibilità nella gara precedente; il potere a questo punto è dovuto al carattere, conoscenza, capacità, persuasione, controllo energia, è dovuto a ciò che lui è e non ai cartellini, e la responsabilità non è verso il fatto che quelle squadre vincano o perdano, ma sta nella capacità dell’arbitro di prendersi la propria responsabilità ed attribuire agli altri le loro.

L’errore secondo Matteo è una variante che si incrocia nella vita di arbitri e va saputo affrontare controllando il proprio stato emotivo, forse la cosa più difficile per gli arbitri regionali: “se alla fine del primo tempo andato male, l’arbitro rientra in campo demotivato” – ha spiegato Matteo – “la gara andrà dove vuole andare e l’arbitro si farà portare dove vuole lei fino al 90esimo, e ciò si noterà dentro e fuori dal campo”.

Concludendo Matteo ha riportato una frase di Rizzoli che disse: “In campo sei solo. Dipende tutto da te. Parli con te stesso”, e ha ricordato che se questo lo ha detto un direttore di gara che arbitra con altre cinque persone, con cui comunica attraverso un microfono, significa che bisogna saper decidere da soli, saper parlare con noi stessi in campo, saper trovare da noi la strada per risolvere i problemi che abbiamo davanti.

L’intervento di Matteo si è concluso con la proiezione di un filmato fatto autonomamente dagli arbitri di promozione ed eccellenza dai 18 ai 26 anni di ogni parte della Toscana in cui loro stessi fanno capire che si sentono parte di uno stesso gruppo, parte di una stessa sezione, la sezione AIA della Toscana: questa è solo una delle conquiste che Matteo Trefoloni ed i suoi collaboratori in questi 3 anni e mezzo hanno ottenuto attraverso la passione, capacità e l’ottimo lavoro svolto.

 

 

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